Nell'era di Google Translator ormai tutti sono diventati traduttori. Basta un click.
E allora io devo essere veramente una stupida ad aver perso tre anni della mia vita all'università studiando come una matta e facendo traduzioni su traduzioni per diventare una traduttrice. Se mi avessero detto che era tutto così semplice mi sarei risparmiata un sacco di tempo, di denaro e di fatica.
Non basta saper mettere in fila qualche parola, biascicare qualche frase o conoscere sommariamente una lingua (e NO le basi linguistiche scolastiche che danno in Italia NON sono sufficienti) per tradurre.
Ho studiato per tre anni e superato brillantemente tutti i miei esami di traduzione, ma non mi ritengo una traduttrice. Non ancora almeno. Tradurre è la mia Passione, ma mi manca ancora l'esperienza lavorativa, quella vera, dura e tosta, mi manca quella scaltrezza che permette al buon traduttore di riconoscere ed aggirare gli ostacoli che si nascondono nel testo straniero.
In ogni lingua ci sono un'infinità di trabocchetti in cui, se non si ha una conoscenza più che buona della lingua stessa, è facilissimo cadere. Basta un attimo, non te ne accorgi neanche. A dire il vero, anche avendo una buona conoscenza della lingua può capitare di caderci... magari anche solo per una distrazione o una svista. Non tutti i giorni sono uguali e la concentrazione non può essere sempre ai massimi livelli. Siamo esseri umani.
Ecco perchè tradurre non è un procedimento meccanico. Per tradurre non basta prendere un dizionario (o peggio, Google Translator...) e sostituire le parole straniere con quelle italiane. Se pensate che tradurre sia questo, siete decisamente fuori strada.
Il traduttore non fa "copia-incolla". Il traduttore riceve un messaggio formulato in una lingua straniera (A) che conosce e che quindi è in grado di comprendere così com'è formulato. Lo comprende, lo fa suo, lo decodifica ed infine produce un nuovo messaggio in un'altra lingua (B, generalmente la propria lingua materna) che sarà equivalente a quello che ha ricevuto nella lingua A.
Non sarà identico, la traduzione "perfetta" è un'utopia. Per ogni testo possono esserci tante buone traduzioni, una diversa dall'altra, ma tutte ugualmente valide. Nel passaggio traduttivo purtroppo si perde sempre qualcosa. Giochi di parole, aneddoti, riferimenti culturali tipici che sono assenti nella lingua B (pensiamo a "Geisterfahrer". In italiano non abbiamo avuto bisogno di creare una parola apposita per chi guida contromano in autostrada perchè -fortunatamente- non è un fenomeno diffuso quanto in Germania). Quindi alcuni concetti diventano spesso difficili da riformulare ed esprimere, perchè manca l'esperienza diretta di quello stesso concetto. E allora bisogna cercare dei trucchi, degli stratagemmi per "far passare comunque il messaggio" e far sì che sia il più possibile "aderente" al messaggio d'origine, ma anche allo stesso tempo comprensibile a chi leggerà la mia traduzione. Ma prima di tutto bisogna essere in grado di riconoscerlo quel concetto, di estrapolarlo e di inserirlo nel giusto contesto per poterlo comprendere e decodificare correttamente. Se non si conoscono la lingua e la CULTURA di partenza... questo non è possibile. Lingua e cultura non si possono scindere, quindi non si può prescindere dalla cultura che fa da sfondo e collante di una lingua quando si traduce.
Volendo semplificare, il compito del traduttore, quello basilare diciamo, è di far sì che un testo scritto in una lingua straniera diventi accessibile e comprensibile a chi quella lingua non la conosce.
E invece capita spesso che molti "traduttori improvvisati" là fuori (fortunatamente ce ne sono anche di ottimi!) facciano l'esatto contrario e rendano il messaggio (o parte del messaggio) completamente incomprensibile e privo di alcun senso. E questo veramente mi fa imbestialire. Non solo perchè prendono la cosa superficialmente e non fanno attenzione a ciò che leggono e scrivono ma anche e soprattutto perchè non gliene importa. Continuano semplicemente a buttare lì pseudo-traduzioni che il più delle volte suonano persino male in italiano (avevo menzionato che oltre alla buona conoscenza della lingua straniera occorre anche un'OTTIMA conoscenza della propria lingua materna? No? Beh, per le nuove generazioni sarà un problema non da poco...) senza preoccuparsi minimamente dell'eventualità di far passare un messaggio completamente (o in buona parte) sbagliato. Non lo sopporto, non lo reggo, non ce la faccio!
Ci vuole un minimo di buon senso e di criterio nel fare le cose. E non farle "tanto per fare". Forse io sono troppo fiscale e perfezionista e dovrei cercare di essere più rilassata e prendere le cose con più filosofia... ma AMO tradurre, e AMO le lingue e ODIO profondamente vederle bistrattate così ogni santo giorno da anni. Nella mia lunga esperienza da lettrice critica (= con occhio critico) di traduzioni altrui, ho visto delle traduzioni fatte veramente BENE (grazie al cielo là fuori c'è anche qualcuno che SA quello che fà!) e delle baggianate terribili. Ho visto "According to" tradotto con "In accordo a" che in italiano, da italiana, non mi sognerei MAI di dire nemmeno ubriaca; ho visto "Boden" (ted: pavimento/suolo) tradotto con "corpo"... la tizia probabilmente pensava che fosse l'equivalente tedesco di "body". È proprio per questo genere di cose che sono stati inventati i dizionari, ma forse non lo sapeva. O non le importava, convinta com'era che studiare inglese a scuola e sapere le canzoni dei TH potesse esonerarla dall'uso del dizionario. Ho visto "feature" tradotto con "futuro", sicuramente per colpa dell'assonanza fra le pronunce di "feature" e "future". Ho visto questi e migliaia di altri "scivoloni" dettati dalla mancanza di esperienza e dalla scarsa conoscenza della lingua. D'altro canto le scuole italiane offrono una preparazione scarsa, non c'è da stupirsi purtroppo... se uno vuole davvero IMPARARE BENE una lingua, deve studiarsela da sè, con notevoli investimenti di tempo e denaro. Non c'è da stupirsi se gli studenti di oggi scrivono in itaGLIano e se imparano male l'inglese. Manca l'insegnamento, o almeno l'insegnamento corretto.
Ma manca anche un'altra cosa, secondo me: la PASSIONE.
L'AMORE per l'altra lingua. Il DESIDERIO di volerla conoscere davvero, di volerci entrare con tutto sè stesso, di farla TUA, di volertici sentire a tuo agio come con la tua lingua materna. E la GIOIA, la SODDISFAZIONE di vedere tutti i piccoli passi avanti che fai ogni giorno e guardare indietro con sollievo e con ORGOGLIO a quei giorni terribili in cui ogni parola ti sembrava un ostacolo insormontabile.
Ed è quello che metto sempre in ogni mia traduzione: la PASSIONE.
Con questo non intendo dire che le mie traduzioni sono perfette, al contrario. Di errori da perfetta broccola mi è capitato di farne. E mi capiterà ancora, senza ombra di dubbio. Ma dagli errori si può imparare... purchè si sia in grado di trovarli e riconoscerli. Ecco perchè rileggo sempre le mie traduzioni "a mente fredda", dopo aver fatto tutt'altro per almeno 10 minuti. Perchè gli errori scappano, nessuno è immune. Alcuni li trovo, mi dò della broccola, e li correggo. Altri probabilmente mi sfuggono, magari perchè non ho l'esperienza sufficiente per riconoscerli. Se rileggessi le mie traduzioni fra un paio d'anni, sicuramente ci troverei degli errori o delle espressioni che potevano essere messe giù meglio. E fra 10 ne troverei ancora di più, fra 20 forse ancora degli altri.
Perchè l'esperienza non è mai abbastanza, perchè le lingue non si finiscono MAI di studiare. Non arriverò MAI ad un punto in cui potrò dire "ok, ora so l'inglese, non serve più studiarlo". Non accadrà mai. C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare, a maggior ragione quando si ha a che fare con qualcosa di così dinamico come le lingue, che sono in continua evoluzione!
Ma la cosa non mi spaventa, non mi spaventa affatto. Anzi, mi elettrizza, mi carica! Sono sempre impaziente di imparare qualcosa di nuovo, di arricchire il mio bagaglio linguistico e di far diminuire giorno dopo giorno la quantità dei miei dubbi, delle mie incertezze e quindi dei miei possibili errori.
La mia sola soddisfazione in questa giungla di traduttori improvvisati e sprovveduti è che conoscendo l'italiano, l'inglese, lo spagnolo e il tedesco posso tranquillamente andare a leggere tutto (beh, molte cose) alla fonte, senza essere costretta a passare per traduzioni potenzialmente approssimative e fuorvianti. Sono linguisticamente indipendente, in un certo senso. Certo, quattro lingue sono niente nell'universo delle migliaia di lingue che ci sono al mondo, ma non si può essere tuttologi!
Quello che farò sarà continuare a studiare, impegnarmi e tradurre con la stessa PASSIONE di sempre. Continuerò ad imprecare dentro di me per ogni traduzione buttata lì a casaccio e continuerò ad imparare a migliorarmi dalle traduzioni fatte bene. Sì, perchè ne ho trovate anche di fatte molto meglio di come le avrei sapute fare io. E spero di trovarne molte altre!
Perchè nonostante tutte le delusioni, lo sconcerto e l'amarezza, nessuno potrà mai togliermi la mia PASSIONE nè impedirmi di AMARE quello che faccio. Perchè SO di farlo bene e di metterci tutta me stessa, sempre e comunque, anche se gli altri di questo non se ne accorgono nemmeno.
E allora io devo essere veramente una stupida ad aver perso tre anni della mia vita all'università studiando come una matta e facendo traduzioni su traduzioni per diventare una traduttrice. Se mi avessero detto che era tutto così semplice mi sarei risparmiata un sacco di tempo, di denaro e di fatica.
Non basta saper mettere in fila qualche parola, biascicare qualche frase o conoscere sommariamente una lingua (e NO le basi linguistiche scolastiche che danno in Italia NON sono sufficienti) per tradurre.
Ho studiato per tre anni e superato brillantemente tutti i miei esami di traduzione, ma non mi ritengo una traduttrice. Non ancora almeno. Tradurre è la mia Passione, ma mi manca ancora l'esperienza lavorativa, quella vera, dura e tosta, mi manca quella scaltrezza che permette al buon traduttore di riconoscere ed aggirare gli ostacoli che si nascondono nel testo straniero.
In ogni lingua ci sono un'infinità di trabocchetti in cui, se non si ha una conoscenza più che buona della lingua stessa, è facilissimo cadere. Basta un attimo, non te ne accorgi neanche. A dire il vero, anche avendo una buona conoscenza della lingua può capitare di caderci... magari anche solo per una distrazione o una svista. Non tutti i giorni sono uguali e la concentrazione non può essere sempre ai massimi livelli. Siamo esseri umani.
Ecco perchè tradurre non è un procedimento meccanico. Per tradurre non basta prendere un dizionario (o peggio, Google Translator...) e sostituire le parole straniere con quelle italiane. Se pensate che tradurre sia questo, siete decisamente fuori strada.
Il traduttore non fa "copia-incolla". Il traduttore riceve un messaggio formulato in una lingua straniera (A) che conosce e che quindi è in grado di comprendere così com'è formulato. Lo comprende, lo fa suo, lo decodifica ed infine produce un nuovo messaggio in un'altra lingua (B, generalmente la propria lingua materna) che sarà equivalente a quello che ha ricevuto nella lingua A.
Non sarà identico, la traduzione "perfetta" è un'utopia. Per ogni testo possono esserci tante buone traduzioni, una diversa dall'altra, ma tutte ugualmente valide. Nel passaggio traduttivo purtroppo si perde sempre qualcosa. Giochi di parole, aneddoti, riferimenti culturali tipici che sono assenti nella lingua B (pensiamo a "Geisterfahrer". In italiano non abbiamo avuto bisogno di creare una parola apposita per chi guida contromano in autostrada perchè -fortunatamente- non è un fenomeno diffuso quanto in Germania). Quindi alcuni concetti diventano spesso difficili da riformulare ed esprimere, perchè manca l'esperienza diretta di quello stesso concetto. E allora bisogna cercare dei trucchi, degli stratagemmi per "far passare comunque il messaggio" e far sì che sia il più possibile "aderente" al messaggio d'origine, ma anche allo stesso tempo comprensibile a chi leggerà la mia traduzione. Ma prima di tutto bisogna essere in grado di riconoscerlo quel concetto, di estrapolarlo e di inserirlo nel giusto contesto per poterlo comprendere e decodificare correttamente. Se non si conoscono la lingua e la CULTURA di partenza... questo non è possibile. Lingua e cultura non si possono scindere, quindi non si può prescindere dalla cultura che fa da sfondo e collante di una lingua quando si traduce.
Volendo semplificare, il compito del traduttore, quello basilare diciamo, è di far sì che un testo scritto in una lingua straniera diventi accessibile e comprensibile a chi quella lingua non la conosce.
E invece capita spesso che molti "traduttori improvvisati" là fuori (fortunatamente ce ne sono anche di ottimi!) facciano l'esatto contrario e rendano il messaggio (o parte del messaggio) completamente incomprensibile e privo di alcun senso. E questo veramente mi fa imbestialire. Non solo perchè prendono la cosa superficialmente e non fanno attenzione a ciò che leggono e scrivono ma anche e soprattutto perchè non gliene importa. Continuano semplicemente a buttare lì pseudo-traduzioni che il più delle volte suonano persino male in italiano (avevo menzionato che oltre alla buona conoscenza della lingua straniera occorre anche un'OTTIMA conoscenza della propria lingua materna? No? Beh, per le nuove generazioni sarà un problema non da poco...) senza preoccuparsi minimamente dell'eventualità di far passare un messaggio completamente (o in buona parte) sbagliato. Non lo sopporto, non lo reggo, non ce la faccio!
Ci vuole un minimo di buon senso e di criterio nel fare le cose. E non farle "tanto per fare". Forse io sono troppo fiscale e perfezionista e dovrei cercare di essere più rilassata e prendere le cose con più filosofia... ma AMO tradurre, e AMO le lingue e ODIO profondamente vederle bistrattate così ogni santo giorno da anni. Nella mia lunga esperienza da lettrice critica (= con occhio critico) di traduzioni altrui, ho visto delle traduzioni fatte veramente BENE (grazie al cielo là fuori c'è anche qualcuno che SA quello che fà!) e delle baggianate terribili. Ho visto "According to" tradotto con "In accordo a" che in italiano, da italiana, non mi sognerei MAI di dire nemmeno ubriaca; ho visto "Boden" (ted: pavimento/suolo) tradotto con "corpo"... la tizia probabilmente pensava che fosse l'equivalente tedesco di "body". È proprio per questo genere di cose che sono stati inventati i dizionari, ma forse non lo sapeva. O non le importava, convinta com'era che studiare inglese a scuola e sapere le canzoni dei TH potesse esonerarla dall'uso del dizionario. Ho visto "feature" tradotto con "futuro", sicuramente per colpa dell'assonanza fra le pronunce di "feature" e "future". Ho visto questi e migliaia di altri "scivoloni" dettati dalla mancanza di esperienza e dalla scarsa conoscenza della lingua. D'altro canto le scuole italiane offrono una preparazione scarsa, non c'è da stupirsi purtroppo... se uno vuole davvero IMPARARE BENE una lingua, deve studiarsela da sè, con notevoli investimenti di tempo e denaro. Non c'è da stupirsi se gli studenti di oggi scrivono in itaGLIano e se imparano male l'inglese. Manca l'insegnamento, o almeno l'insegnamento corretto.
Ma manca anche un'altra cosa, secondo me: la PASSIONE.
L'AMORE per l'altra lingua. Il DESIDERIO di volerla conoscere davvero, di volerci entrare con tutto sè stesso, di farla TUA, di volertici sentire a tuo agio come con la tua lingua materna. E la GIOIA, la SODDISFAZIONE di vedere tutti i piccoli passi avanti che fai ogni giorno e guardare indietro con sollievo e con ORGOGLIO a quei giorni terribili in cui ogni parola ti sembrava un ostacolo insormontabile.
Ed è quello che metto sempre in ogni mia traduzione: la PASSIONE.
Con questo non intendo dire che le mie traduzioni sono perfette, al contrario. Di errori da perfetta broccola mi è capitato di farne. E mi capiterà ancora, senza ombra di dubbio. Ma dagli errori si può imparare... purchè si sia in grado di trovarli e riconoscerli. Ecco perchè rileggo sempre le mie traduzioni "a mente fredda", dopo aver fatto tutt'altro per almeno 10 minuti. Perchè gli errori scappano, nessuno è immune. Alcuni li trovo, mi dò della broccola, e li correggo. Altri probabilmente mi sfuggono, magari perchè non ho l'esperienza sufficiente per riconoscerli. Se rileggessi le mie traduzioni fra un paio d'anni, sicuramente ci troverei degli errori o delle espressioni che potevano essere messe giù meglio. E fra 10 ne troverei ancora di più, fra 20 forse ancora degli altri.
Perchè l'esperienza non è mai abbastanza, perchè le lingue non si finiscono MAI di studiare. Non arriverò MAI ad un punto in cui potrò dire "ok, ora so l'inglese, non serve più studiarlo". Non accadrà mai. C'è sempre qualcosa di nuovo da imparare, a maggior ragione quando si ha a che fare con qualcosa di così dinamico come le lingue, che sono in continua evoluzione!
Ma la cosa non mi spaventa, non mi spaventa affatto. Anzi, mi elettrizza, mi carica! Sono sempre impaziente di imparare qualcosa di nuovo, di arricchire il mio bagaglio linguistico e di far diminuire giorno dopo giorno la quantità dei miei dubbi, delle mie incertezze e quindi dei miei possibili errori.
La mia sola soddisfazione in questa giungla di traduttori improvvisati e sprovveduti è che conoscendo l'italiano, l'inglese, lo spagnolo e il tedesco posso tranquillamente andare a leggere tutto (beh, molte cose) alla fonte, senza essere costretta a passare per traduzioni potenzialmente approssimative e fuorvianti. Sono linguisticamente indipendente, in un certo senso. Certo, quattro lingue sono niente nell'universo delle migliaia di lingue che ci sono al mondo, ma non si può essere tuttologi!
Quello che farò sarà continuare a studiare, impegnarmi e tradurre con la stessa PASSIONE di sempre. Continuerò ad imprecare dentro di me per ogni traduzione buttata lì a casaccio e continuerò ad imparare a migliorarmi dalle traduzioni fatte bene. Sì, perchè ne ho trovate anche di fatte molto meglio di come le avrei sapute fare io. E spero di trovarne molte altre!
Perchè nonostante tutte le delusioni, lo sconcerto e l'amarezza, nessuno potrà mai togliermi la mia PASSIONE nè impedirmi di AMARE quello che faccio. Perchè SO di farlo bene e di metterci tutta me stessa, sempre e comunque, anche se gli altri di questo non se ne accorgono nemmeno.

Da queste parole si capisce l'impegno, la passione e l'amore che ci metti in tutto questo!
RispondiEliminaE' quello che ami davvero fare e che ti dà tante soddisfazioni! Ti auguro di proseguire questo lungo cammino e di avere sempre tante soddisfazioni ♥
Lo meriti davvero ;)
~ C.
Grazie Schatzi! ♥
RispondiEliminaDiventare traduttori è un percorso così duro, pieno zeppo di occasioni per mollare. Invece continui, piangi, ti asciughi le lacrime e continui. Studi, fai, ti informi e trovi la forma corretta, il suono che rende anche in italiano l'espressione che nell'altra lingua appare così musicale o... espressiva. I traduttori automatici non risolvono la vita e non possono scavalcare la tua professione.
RispondiElimina@Carolina Non posso far altro che darti ragione. Purtroppo molte persone non capiscono cosa ci sia dietro un lavoro di traduzione, anche dei più apparentemente semplici o brevi. Io stessa l'ho imparato e capito veramente solo dopo aver intrapreso il mio percorso di studi!
RispondiEliminaGrazie per il tuo commento. :-)